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Relazione tra capillari ungueali e autoanticorpi con la mortalità nei pazienti con fenomeno di Raynaud


Nel fenomeno di Raynaud incipiente, la capillaroscopia ungueale e i test sugli autoanticorpi sono effettuati per lo screening di una malattia del tessuto connettivo emergente.
Non è noto se la presenza di capillari ungueali anomali e autoanticorpi sia legata alla mortalità nei pazienti con fenomeno di Raynaud incipiente.

In 2.958 pazienti ( 78% donne, età media 45 anni ) con fenomeno di Raynaud incipiente senza malattia del tessuto connettivo precedentemente conosciuta, sono stati effettuati la capillaroscopia ungueale e i test di laboratorio per gli anticorpi antinucleo ( ANA ) e i sottoinsiemi ANA al momento della presentazione iniziale.

Nel corso di un periodo mediano di follow-up di 9.3 anni, 227 donne ( 9.9% dei pazienti di sesso femminile ) e 129 uomini ( 20% dei pazienti di sesso maschile ) con fenomeno di Raynaud sono deceduti.

In confronto con una popolazione standard demograficamente abbinata, la sopravvivenza è stata più breve nei pazienti con fenomeno di Raynaud ( log-rank test P minore di 0.0001 ).
Nei pazienti con fenomeno di Raynaud, la mortalità è risultata più alta negli uomini che nelle donne ( P minore di 0.0001 ).

Nelle donne, la presenza di capillari ungueali anomali, ANA, e anticorpi anti-Scl-70 era legata a un aumento della mortalità per qualsiasi causa.
La presenza congiunta di capillari ungueali anomali e autoanticorpi era associata a tassi di mortalità più alti.

Negli uomini, i capillari ungueali anomali, ANA e i sottoinsiemi ANA non erano correlati alla sopravvivenza.

In entrambi i sessi, l’età e la creatinina sierica dei pazienti erano associati con la mortalità.

In conclusione, nel fenomeno di Raynaud, il sesso maschile, l'età e la creatinina sierica sono correlati alla mortalità.
I capillari ungueali anomali e gli autoanticorpi sono associati a un aumento della mortalità per qualsiasi causa nei pazienti di sesso femminile, ma non nei pazienti maschi con fenomeno di Raynaud. ( Xagena2016 )

Mueller M et al, Circulation 2016; 133: 509-517

Cardio2016



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